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L'emicrania

Ghiavéria calcos da dirve
Su i ricordi d'en veclot
Che el contava dei valori
Déle feune de chel temp
Dele spóse de chei dì
Che no ghiéva l'emicrania
Né materie per la ment.
Tuti i dì sù, de bonora
Fòch de legna, per 'l pan
Colazion per doi, trei  fioi
Che i cresseva con rispet.
Dopo aver lustrà la chiasa
Ghièra l’órt da sómenar
Prima amò de far disnar.
Magnar sole stando en pè
Per servir meio che bochie.
Po’ la lissia con la cénder
Lavar drapi en l'aca freda.
Con ‘na lum da törse i ocli
Cosir braghie o ricamar
Per finir strachie la sera
E dir grazie al Creator.
Far l'amor, dormir, 'n lusso
Scasi come le fa ancòi:
Con el ghiat, la ghièba e l'auto
En fiol sol, per azzidènt
Da pògiar empressa ai nòni
Che i va för de sentiment.
L'emicrania

Avrei qualcosa da dirvi
Sui ricordi di un vecchietto
Che raccontava dei valori
Delle donne di quel tempo
Delle spose di quei giorni
Che non avevano...l'emicrania
Né grilli per la mente.
Tutti i giorni su, di buonora
Fuoco di legna, per il pane
Colazione, per due o tre figli
Che crescevano con rispetto.
Dopo aver ripulito la casa
C'era l'orto da seminare
Prima ancora di fare il desinare.
Mangiare da sole, stando in piedi
Per servire meglio quelle bocche.
Poi la liscia con la cenere
E lavare panni nell'acqua fredda.
Con un luce da cavarsi gli occhi
Cucire brache e ricamare
Per finire stanche alla sera
E dire grazie al Creatore.
Fare all'amore, dormire...un lusso
Quasi come fanno oggi:
Con il gatto, la sigaretta e l'auto
E un figlio solo per accidente
Da appoggiare in fretta ai nonni
Che escono fuor di sentimento.
© 2019 a cura di Gino Ruffini

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